La Donna Allo Specchio - 11. Agnese

scritto da paroleafiordipelle
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Luca e Agnese passano un pomeriggio insieme. La sera, mama rivela un segreto ad Agnese.
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Testo: La Donna Allo Specchio - 11. Agnese
di paroleafiordipelle

Trascorriamo un pomeriggio tranquillo guardando un film di Natale. Mi accorgo di aver appoggiato la testa sulla sua spalla senza rendermene conto ma quando faccio per spostarmi, Luca mi sorride dolcemente e capisco che preferisce che rimanga dove sono.

            Durante i titoli di coda, sgranchisco le gambe pronta ad alzarmi. Quando provo a mettermi in piedi, Luca mi tira da dietro e mi fa atterrare nuovamente sul divano.

«Che fai?»

«Non sono pronto a far finire questa giornata. So che in realtà è tutto diverso, che tu hai una vita senza di me e che io certamente dovrò ripartire. Ma è stato come continuare da dove avevamo interrotto. E, devo dirtelo, mi sei mancata, davvero.»

            Rimango in silenzio. Fisso il contenitore vuoto dei pop-corn che tengo ancora in mano.

            «Agnese?»

Nel suo sguardo scorgo preoccupazione, timore, desiderio. Tutto quello che provo io in quel momento. Con l’aggiunta di un senso di responsabilità nei confronti della mia famiglia.

            «Anche per me è stato bello. Ma le cose sono molto diverse da quello che erano. Innanzi tutto ho due figli…e un marito.»

            «Che non sembra renderti felice.» Termina la frase per me.

            «Questo non ti riguarda. Non puoi sapere come stanno le cose. Non lo so nemmeno io. Ma sicuramente tradirlo non è il modo migliore per scoprirlo.» Ribatto risoluta.

            «Perdonami. Hai ragione, ho esagerato. Ma ti prego, non negare quello che abbiamo provato ieri. Non ero solo io a desiderarti.»

Ha ragione. Lo volevo da impazzire. E la sua vicinanza è tanto familiare quanto eccitante. Ma non posso dargli quello di cui ha bisogno.

            «È stato solo un momento di debolezza, condito dal rincontrarti dopo tanti anni. Non succederà più, te l’ho già detto.»

Consapevole che le mie parole avrebbero colpito nel segno, mi alzo e mi dirigo in cucina. Non posso essere la persona che manda all’aria un matrimonio. Ripeto nella mia testa come un mantra.

Poco dopo odo i suoi passi alle mie spalle.

«Se sei certa di questo ti lascio in pace. Non voglio essere un errore, né per te né per nessun’altra. Sappi però, che per me non lo è stato. È stato il destino a farci rincontrare. E sono certo che accadrà di nuovo.»

Sento il battito accelerare. E lei pulsare alla sola idea dell’evenienza. Cazzo.

«Ti ringrazio comunque per il pomeriggio. E per favore, ringrazia ancora tua madre per il pranzo. Ti auguro un buon Natale, Agnese.» Con quella frase, si avvicina, mi bacia la fronte e, prendendo il cappotto dall’appendiabiti, se ne va, lasciandomi impalata a fissare la porta chiusa. In quel momento non riesco più a trattenere le lacrime.

«Nessina, che succede?» Con un tempismo perfetto, mia madre entra in cucina e mi scova rannicchiata a terra con la testa tra le ginocchia.

Continuo a piangere, non sapendo come spiegare quello che è appena successo. Lei si siede sul pavimento accanto a me e mi sbaciucchia i capelli. Appoggio la testa alle sue spalle e continuo a singhiozzare fino a che non riesco finalmente a calmarmi.

            «Mama, ho fatto un casino.»

            «Sei tornata meno di quarantotto ore fa. Dubito tu abbia potuto uccidere qualcuno.»

La guardo. Lei fa la faccia dubbiosa, quella che mi fa ridere. Le lacrime si fermano e lei sa di avere sortito l’effetto desiderato.

            «My love, tutti facciamo cose stupide. L’importante è rendersene conto e cercare di fare meglio.»

Per un momento vorrei dirle tutta la verità. Di Marco, di Londra, di Luca. Ma non voglio farla soffrire.

            «Posso reggere qualsiasi cosa tu debba confidarmi. E sai che, con me, i tuoi pensieri sono al sicuro. Sempre» Prova a rassicurarmi quasi leggendomi nel pensiero.

In quel momento mi rendo conto di non poter più tenere tutto dentro.

            «Ho baciato Luca.» Il primo peso viene a galla.

Lei annuisce. Non sembra sorpresa né scandalizzata. Attende che vada avanti.

            «Abbiamo», quasi non reperisco le parole. «Ci siamo avvicinati più del dovuto. E so di avere sbagliato, so che Marco non se lo merita, eppure», ricomincio a piangere, «eppure mi sento così sola con lui.» Ricomincio a singhiozzare. La gola mi fa male come se avessi sputato un rospo vero, ma il petto sembra essere inverosimilmente più leggero.

Mia madre mi stringe più forte.

            «Nessina, non devi decidere qui e ora cosa fare. Né puoi colpevolizzarti per aver cercato sollievo tra le braccia di qualcuno che, in quel momento, ti ha offerto quello che ti mancava. A volte si tratta di sopravvivenza.»

            Come sempre, architetta le parole giuste per non farmi sentire sbagliata. Per un momento ho la sensazione che sappia benissimo di cosa parla, come se lo avesse vissuto lei stessa.

 

È ormai sera quando io e mamma, dopo una tisana, ci accoccoliamo sul divano con Olimpia. Frattanto lei accende il caminetto, raccolgo degli album di foto dalla libreria del soggiorno.

Inizio a sfogliarli. Osservo i miei sorrisi, quelli di Sandro, quelli dei miei genitori, insieme. Oltre a un po’ di nostalgia, provo una leggera invidia verso loro due, come coppia.

Credo che il mio disagio mi si legga in faccia dal momento che mamma commenta:

«Non è sempre stato così, sai?»

«Cosa?»

«Tra me e tuo padre.»

«Beh, avrete avuto le vostre crisi, come tutti. Qualche litigio lo ricordo anche io. Ma il rispetto, l'amore, quello c'è sempre stato.»

«Credi? Io non ci metterei la mano sul fuoco. Papà ha sempre avuto un carattere molto diverso dal mio e più di una volta ci siamo scontrati. E devo anche dirti che non ci siamo sempre amati.»

«Ma che dici?»

«Love, in tanti anni, un rapporto affronta i cambiamenti più disparati. Ci sono momenti in cui ho pensato non ci saremo più ripresi, e invece, per un motivo o per un altro, abbiamo continuato a stare insieme fino alla fine. Ma ciò non significa che per tutto il tempo io sia stata felice di averlo al mio fianco.»

Fisso mia madre come se mi avesse appena confidato un segreto inconfessabile.

Poi, una domanda mi sorge spontanea:

«Ti sei mai pentita di essere andata avanti, con lui?»

Lei ci pensa un attimo. Poi sospira.

«A volte si. Il matrimonio è un insieme di sacrifici, di compromessi. Ma quando questi diventano più delle soddisfazioni, ritengo sia necessario fare delle valutazioni, al di là della fede, delle promesse fatte davanti a Dio, dei figli e della società. A volte bisogna mettere il proprio benessere al primo posto, ed io non sono certa di averlo sempre fatto.»

Rimango un attimo in silenzio.

«Ehi, non dico che continuare a combattere per la nostra storia sia stato un errore. Dico solo che anche cambiare idea non lo sarebbe stato. Ognuno deve fare quello che sente giusto per sé stesso e poi per la coppia. Io ho amato profondamente tuo padre. Ma l’ho anche odiato, alle volte. E sono certa che lui ti direbbe che la cosa è stata reciproca.» Conclude con un’espressione malinconica.

Non c’è rabbia, malinconia o nostalgia nelle sue parole. Solo dati di fatto. E capisco che, con questa frase, ha voluto dirmi che, qualsiasi decisione io prenda, lei sarà sempre al mio fianco.

La verità è che io, però, non so cos’è giusto per me. O per la mia famiglia. So di essere infelice, questo è indubbio. So anche di amare i miei bambini e di non essermi mai pentita di averli avuti. Non so invece se amo ancora Marco. E non so neppure se lui ama me. Non come lo faceva prima dei figli.

Continuiamo a ricordare vecchie vacanze e aneddoti divertenti, fino a che m’imbatto in una foto che non ho mai visto prima.

«Mama, ma chi è l’uomo insieme a te in questa foto?»

Lei la osserva e subito la sua espressione cambia. Scorgo un dubbio nel suo volto, come se stesse stabilendo in quel momento se rispondere o meno alla domanda.

Rimira l’immagine per qualche altro secondo, poi, tutto d’un fiato prende la sua decisione:

«È un mio ex collega. La persona alla quale io, per usare le tue parole, mi sono avvicinata più del dovuto.»

Spalancai gli occhi cercando di acquisire l’informazione appena ricevuta.

Mi sta confessando di aver tradito papà?

Scorgo la data sulla foto. 2015. Nel 2015 Sandro era già nato. Non so cosa dire. Non lo avrei mai immaginato. Osservo i tratti di quell’uomo. I suoi capelli scuri, la barba, come sovrasta mia madre per statura. Cerco di scovare il sentimento che lei ha provato quando la foto è stata scattata. Sembra a disagio ma felice.

            «Com’è successo, se posso saperlo? E daddy l’ha mai scoperto?»

Mia madre si accomoda meglio sul divano.

            «Vuoi veramente che te lo racconti? Papà non avrebbe voluto, sai?»

            «Conoscendolo, posso immaginare. Una persona riservata come lui.» Commento. «Ma, se ti la senti, mi piacerebbe.»

            «Ok, ma per questo una tisana non basta. Che ne dici se ci prepariamo un rum con una fetta di torta al cioccolato?»

Annuisco e l’aiuto a preparare.

            «Aspettami un momento, ok?» Si assicura sparendo verso la sua camera.

La osservo tornare con un blocco di fogli. Sembra un manoscritto.

            «Cos’è?»

            «È un libro, che ho scritto qualche anno dopo il 2015 e che non ho mai pubblicato.»

Sbircio quel malloppo di pagine cercando di trattenermi dall’aprirlo qui e ora.

            «Come mai?» M’informo invece.

            «Perché tuo padre non voleva. Ma io avevo comunque bisogno di mettere certe cose nero su bianco. E così ho fatto. Poi l’ho messo via, e non mi sono più posta il problema.»

In quel momento l’unica cosa a cui riesco a pensare è quanto mio padre deve avere avuto paura di quella storia e a quanto mia madre debba averlo amato per aver speso del tempo a scriverla per poi non farla leggere a nessuno. Fino ad ora.

            «Credi che si arrabbierebbe se sapesse che me l’hai dato?»

Mamma riflette qualche secondo.

            «Innanzi tutto penso che non lo sapremo mai. Però so per certo che non vorrebbe certamente che tu ti sentissi sbagliata, o sola in quello che stai attraversando. E sono certa che tu sia sufficientemente adulta per leggere queste pagine e trarne qualcosa di buono.»

            Detto ciò, sorseggia il suo rum; io, invece, vorrei farle mille domande. Mi limito a finire la mia torta, sorvegliando quei fogli di sottecchi.

            Quando ci diamo la buonanotte, salgo in camera, accendo la luce del comodino e mi metto comoda.

Apro la prima pagina. Il libro s’intitola “La donna allo specchio”.

            Leggendo le prime vicissitudini della protagonista, scorgo una giovane donna spaventata dalla sua nuova condizione di madre, che non sembra affatto la persona che oggi chiamo mama. Mi riconosco prontamente nelle sue insicurezze, nel suo desiderio di crescere un figlio felice e di essere sempre presente. Purtroppo però, nel marito della donna, mi sembra di scorgere Marco: un uomo distante, gran lavoratore, ma poco presente in famiglia. Inizio a pensare che forse, il libro, non parla affatto dei miei genitori, perché io, mio padre, non l’ho mai visto così.

            Continuo a leggere fino a notte inoltrata, arrivando al momento in cui la protagonista deve scegliere tra il marito e l’uomo che sembra volerla fare felice.

Ed è lì che mi trovo io ora, nella mia vita. In un limbo tra il devo e il voglio.

Chissà come finirà. Vorrei tanto continuare, scovare delle risposte per la mia situazione, ma le palpebre si sono fatte pesanti e in men che non si dica, sprofondo in un sonno animato da me e Luca che ammiriamo un tramonto in riva al Tamigi.

La Donna Allo Specchio - 11. Agnese testo di paroleafiordipelle
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